Molti studi attribuiscono al comportamento di “non sicurezza”, talvolta associato a concomitanti condizioni ambientali non sicure, una percentuale compresa tra l’86 e il 96% degli incidenti che, purtroppo, si verificano in occasione o meno di lavoro. Dal punto di vista della psicologia comportamentale, tutti i comportamenti si verificano in funzione del loro ambiente circostante; i comportamenti insicuri sono infatti il risultato:

1) dell’ambiente fisico,

2) dell’ambiente sociale,

3) dell’esperienza pregressa dell’individuo con i primi due.

La mancata consapevolezza che ognuno di noi è un soggetto potenzialmente a rischio d’incidente stradale, in particolare, costituisce uno degli aspetti più frequenti alla base della sottovalutazione del pericolo e del mantenimento di comportamenti di guida non sicuri. Il livello di percezione del rischio, peraltro, è direttamente riconducibile al grado di controllo (locus of control) che un soggetto ritiene di poter esercitare sul mezzo e sull’ambiente circostante durante la guida. La sottovalutazione della gravità delle (potenziali) conseguenze di un incidente stradale e la convinzione di essere in grado di gestire il periodo alla guida del mezzo essendone direttamente responsabile (locus of control interno) porta ad attribuire alla fortuna o al caso gli accadimenti avversi che possono coinvolgerci (locus of control esterno).

Peraltro, l’omessa o non corretta manutenzione dei veicoli aziendali (ovvero seguendo le indicazioni del fabbricante) o la scelta di officine non qualificate, sono fattori talora sottovalutati che possono generare diverse conseguenze, quali incidenti stradali, infortuni durante l’utilizzo dei mezzi, ecc.. Questo comporta, oltre ai danni conseguenti, l’attribuzione di responsabilità penali a carico del datore di lavoro e di tutti gli altri soggetti gravati della corretta manutenzione e gestione dei veicoli. Nulla rileva, ai fini penali, il fatto che le conseguenze delle eventuali omissioni – ove accertate – si manifestino in un luogo che il più delle volte non è strettamente lo spazio fisico aziendale, ovvero una strada o un’autostrada, poiché per gli autisti professionali strada e autostrada sono i luoghi di svolgimento della mansione affidata e quindi, in caso di incidente, dev’essere valutata l’eventuale omissione aziendale della normativa prevenzionistica e violazione di obblighi di salute e sicurezza sul lavoro ai sensi del D.Lgs.81/08 e dell’art.2087 del codice civile.

Proprio dal fatto che strada e autostrada sono il “luogo di lavoro” degli autisti professionali, deriva la necessità di una valutazione della tipologia e delle caratteristiche delle strade /autostrade presenti sui percorsi dei mezzi e dei rischi prevedibili, tenuto anche conto della variabilità delle condizioni metereologiche e del programma di lavoro previsto.

Anche per quanto riguarda i cosiddetti “infortuni in itinere” l’azione del datore di lavoro è importante, posto che la promozione dei comportamenti sicuri alla guida e la corretta manutenzione dei mezzi personali – pur se estranei alla sua diretta influenza – risulta svolgere una importante azione di promozione e radicazione della cultura della sicurezza.

Quanto sopra, attraverso la diffusione di concetti che vadano oltre la semplice conoscenza tecnica di gestione del veicolo (guida sicura) e che, invece, da una parte siano rivolti all’acquisizione di strumenti analitici in grado d’integrare l’esperienza acquisita nel tempo dai singoli lavoratori così da favorire l’adeguamento del proprio stile di guida al contesto in cui sta operando modificando, quindi, il proprio comportamento (guida difensiva), dall’altra identificare adeguate misure di prevenzione applicabili, organizzando un più generale “sistema di gestione” del rischio stradale (magari strutturato coerentemente con quanto previsto dallo standard ISO 39001:20129).